Facebook: dal 17 luglio cambiano le regole per le preview dei post

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Lunedì 17 luglio è la deadline stabilita da Facebook per il rilascio della sua nuova policy volta a combattere il fenomeno delle “fake news”.

A partire da questa data, gli utenti di FB non saranno infatti più autorizzati a modificare autonomamente i titoli, le descrizioni o le immagini dei loro post che vanno a costituire le anteprime dei link visualizzati nel newsfeed di Facebook. Secondo le nuove regole, sarà infatti direttamente il social network a ricavare in maniera automatica tali dati (titolo, descrizione o immagine) dall’URL stessa e utilizzandoli per l’anteprima del link.

FORTI LIMITAZIONI

In seguito a tale novità l’utente Facebook subirà dunque delle forti limitazioni in quanto:

1. Non sarà più in grado di modificare a proprio piacimento il titolo, la descrizione o l’immagine dei propri post

2. Tutti i post attualmente pianificati attraverso programmi di gestione social terzi (Hootsuite, PostPlanner, CoSchedule, ecc..)  per i quali sono già stati personalizzati il titolo, la descrizione e / o l’immagine da visualizzare, perderanno tali elementi e saranno forzatamente pubblicati con i dati ricavati dal link stesso.

L’ANNUNCIO UFFICIALE

Facebook ha annunciato la novità in un post apparso lo scorso 28 giugno sul suo blog ufficiale dedicato agli sviluppatori intitolato API Change Log: Modifying Link Previews in cui si legge:

“Nell’ambito dei nostri continui sforzi per combattere la diffusione di disinformazioni e false notizie sulla nostra piattaforma, all’inizio di quest’anno durante l’F8 abbiamo annunciato una modifica importante al nostro Graph API: la versione 2.9 della Graph API include una deprecazione di 90 giorni della possibilità di modificare le anteprime allegate per collegare ai link dei post.” 

LOTTA AL FENOMENO DEL “CLICK BAITING”

Togliendo agli editori la possibilità di personalizzare le anteprime dei loro post, intervenendo su titolo, descrizione ed immagine relativi, Facebook conta di sottrarre ai malintenzionati, ovvero coloro che utilizzano tale strumento in maniera “ingannevole”, la possibilità di costruire “preview” ad effetto volte a catturare l’attenzione dell’ignaro utente per dirottarlo su “notizie bufala”. Un fenomeno noto con il nome di click baiting, ossia l’uso di titoli (e anche testi e immagini) «acchiappaclick» per portare gli internauti su un sito web in modo da generare traffico e veder crescere le proprie entrate pubblicitarie. La parola Baiting, deriva infatti da “bait” termine inglese che ha il significato di “esca”.

Rimuovendo la possibilità di personalizzare i metadati di collegamento (ossia titolo, descrizione, immagine) da tutti i punti di accesso della condivisione di link su Facebook, eliminiamo un canale che è stato abusato per pubblicare notizie false.

Agli amministratori delle pagine Facebook non resta dunque che impostare al meglio gli open graph, relativi ai propri contenuti, in maniera che l’anteprima del proprio post restituisca il risultato desiderato.

L’azienda guidata da Mark Zuckerberg precisa infatti:

“Mentre facciamo questi cambiamenti, i creatori di contenuti mantengono la possibilità di controllare come i loro collegamenti appaiono su Facebook utilizzando i meta tag Open Graph. Per ulteriori informazioni su come ospitare e visualizzare in anteprima queste modifiche nel tuo CMS, fai riferimento alla nostra documentazione“.

LE REAZIONI

La novità ha scatenato un immediato vespaio di polemiche nella comunità dei milioni di utilizzatori professionali della piattaforma social che si trovano ora improvvisamente con le mani legate di fronte a tale imposizione che limiterà fortemente le possibilità “creative” dei social media manager.

In particolare, questi ultimi sottolineano infatti come l’implementazione degli Open Graph sia, a tutt’oggi, non così diffusa nel web, con l’inevitabile conseguenza che tantissime url, che pure puntano a contenuti interessanti e di qualità, restituiscono delle anteprime impresentabili che necessitano obbligatoriamente di un intervento manuale da parte dell’editore, affinché il contenuto possa divenire “appetibile” nell’affollatissimo e sempre più competitivo flusso del newsfeed di Facebook.

Infine, fanno notare sempre i critici dell’ultimo aggiornamento del social network di Menlo Park, la conseguenza più realistica e prevedibile di tale mossa sarà un’aumento del ricorso alle Facebook Ads, i post a pagamento, che dal 17 luglio diverranno sempre più imprescindibili, a tutto vantaggio di Mark Zuckerberg.